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Sortilegio:

Come tante altre volte, in passato, sentì quanto era difficile dare un nome a tutto ciò che gli era accaduto, quasi che ci fosse un sortilegio per cui coloro che avevano vissuto non potevano raccontare, e chi sapeva raccontare non aveva avuto in sorte di vivere.

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A volte sto lì disteso di notte, sveglio, e mi chiedo:

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Modificato da: Plasson
Quadri di: Andrea Agostini

Tutte le immagini e i testi citati appartengono ai rispettivi proprietari.

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Via Macramè 2, Plasson v2.0

Riportiamoci in vita

21 Febbraio, 2005 20:16 imbustato da: plasson.

La voce a me dovuta, come l'hai definita tu, facendomi scoprire una poesia bellissima, la sto ascoltando, mi sta entrando dentro ed io mi lascio accompagnare da lei sul fondo dei tuoi occhi, dove è facile, dove è giusto trovare casa finalmente.

Come fai a vedere dentro i miei occhi
come se fossero porte aperte,
arrivando nelle profondità del mio corpo,
dove sto diventando ghiacciata.
Senza un'anima
il mio spirito sta dormendo in qualche luogo freddo
fino a che non la ritroverai e la riporterai a casa. (Continua)

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Le mani hanno memoria

14 Febbraio, 2005 20:14 imbustato da: plasson.

Le mani hanno memoria, una memoria primordiale, precedente alla nascita della parola 'memoria', prima che la parola arrivasse le mani la conoscevano già, già scientificamente l'applicavano al mondo, alla loro conoscenza del mondo. Sulla superficie delle dita viaggiano fiumi dai colori incredibili. Le mani ricordano, indugiano un attimo senza motivo perché sanno cosa quel battere, sfiorare, lisciare, modellare ha scatenato in passato e immaginano, perché le mani immaginano, cosa accadrà per una volta ancora.
Un corpo di donna, indagato da mani apparentemente cieche, da mani nervose, da mani sapienti, diventa una fotografia immortale nella memoria di quelle dita. Ogni variazione della superficie della pelle, ogni increspatura
causata anche solo da un brivido, lascia una traccia notevole in quel sismografo invisibile.
Quello che ne consegue è una mappa, una struttura tridimensionale perfetta, un telaio di donna.
Le mani sanno, le mani ricordano, se avessero, tempo dopo, creta molle da plasmare, se il cervello la piantasse di confondere le cose, potrebbero rimodellarlo perfettamente, come per magia, come per divina creatività e quel corpo così rinato porterebbe su di sé i segni delle emozioni provocate e registrate da quelle dita che non sanno dimenticare."

Così provò a spiegarmi come nasceva la sua musica, la musica che non è mai la stessa, la musica che anche quando danza stupida su di un ritornello da cartone animato, nasconde qualcosa, una pena, il ricordo di un desiderio.
Quei corpi dimenticati, finivano nella musica, perché le dita li ricordavano così, pretendevano che la memoria venisse rinnovata e li piazzavano per questo in quella terra di nessuno a cavallo dell'incoscienza. (Continua)

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Febbre e Tango

13 Febbraio, 2005 20:12 imbustato da: plasson.

Febbre,
febbre e brividi,
sudore,
il suono è tango, sarebbe tango, se fossi ancora in grado di suonarlo, un tango confuso,
il respiro si muove affannato, come qualcuno che se ne deve andare,
come il ballerino, come le note della fisarmonica,
ma io non me ne andrò, se ne andrà la febbre, questa notte finirà,
lascerà forse una traccia sulle lenzuola che laverò.
segno sul pavimento, segno sulla polvere gettata sulla pista per far scorrere le scarpe verniciate,
segno da spazzare via alla fine della notte, da cancellare alla fine del ballo.
Sono le macchie dentro che non se ne andranno, così facilmente.
Il ballerino vero non smette mai di ballare.

 (Continua)

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