Saggezze scritte sui muri e posti dell'anima
23 Maggio, 2006 01:08 imbustato da: plasson.A Torino, su di un muro, qualcuno ha scritto: Il mondo è quadrato, però saltella.
Mai frase mi è sembrata più piena di verità profonda.

Qui dove sono adesso, c’è una spiaggia che sarà lunga almeno un chilometro. In fondo alla spiaggia c’è un castello. Io me la cammino tanto prima di trovare un posto, specialmente quando sono da solo come oggi, dove stendermi. Questa spiaggia è sempre quasi deserta, perché difficile da raggiungere. Si riconoscono solo piccoli gruppetti, come chiazze, di persone; perlopiù si tratta di nudisti o di gay. Mentre attraversavo il bagnasciuga con lo sguardo in avanti per non disturbare nessuna delle due tipologie di bagnanti, non ho potuto non notare la lei di una giovane coppia, in particolare, verso il fondo della sua schiena nuda, incavate nella pelle chiara, c’erano due fossette, ai lati, poco prima del sedere, che ho trovato bellissime. Ho fatto finta di niente e sono andato avanti, lasciandomi tutti alle spalle di parecchio prima di fermarmi, di tirare fuori i libri che devo studiare e questo quaderno per scrivere. Il mare è abbastanza mosso, oggi, e per questo fa un rumore che sembra un mantra: woooooom – woooooom .
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E il portogallo tutto salutava Am?lia
20 Maggio, 2006 01:06 imbustato da: plasson.
Lisbona, aprile 2006.
La casa di Rua São Bento è una come tante, l’hanno dipinta di ocra, le persiane smaltate di verde. All’ingresso, nel sottoscala decorato da azulejos dove una volta gli amici artisti depositavano cappotti e strumenti, adesso c’è una cassiera che stacca biglietti, vende dischi e modesti cimeli. Quando si è formato un piccolo gruppo, chiude la porta sulla strada e accompagna i visitatori al piano superiore. Devota e umile, la perpetua di questa piccola Fatima del fado racconta, recitando un rosario che oramai ha mandato a memoria, di quando quella casa (ora museo) al numero 193, a due passi dal Chiado di Lisbona, era abitata dalla sacerdotessa della musica portoghese. Tutto è rimasto come era il 6 ottobre 1999, quando il popolo si svegliò orfano di Amália Rodrigues, classe 1920, la grande madre che per sessant’anni lo aveva nutrito con amarezze e ansietà, raccontando le tribolazioni della vita con un canto antico e misterioso. “In portoghese esiste una parola che riesce a definire nello stesso tempo passato e futuro: Amália”,
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Per fortuna ci resta la Ginga
16 Maggio, 2006 01:03 imbustato da: plasson.
Quello che resta del calcio è l'acqua fredda nello spogliatoio, quello che resta e da cui bisogna ripartire è quello. Dai campi delle regioni, dalla III categoria (dove esiste ancora) sino alla Promozione. Il calcio vero è forse rimasto soltanto lì e a tracce nelle serie immediatamente superiori.
Il calcio è rimasto nell’acqua fredda. Nell’arbitro che, come mi è capitato, bussa allo spogliatoio della squadra che ha perso, per non destare dubbi, e chiede se può fare la doccia da loro.
Resta nelle due squadre che dopo la partita si fermano in un capannone vicino al campo a mangiare insieme la carne alla griglia. Resta nel giocatore che dopo che gli hai dato un calcio d'angolo sbagliato a suo favore, ti dice: “Guarda che ha ragione, l'ho toccata io”. Resta nell'arbitro, che gli dà la mano, chiede scusa a tutti e fa ricominciare con un rinvio dal fondo. Resta nelle volte in cui si ride, si sorride e ci si congratula con chi ha giocato meglio. Resta anche nelle volte in cui ci si incazza duramente, ma al momento di lasciare lo stadio è già finita per tutti.
Fa molto male a chi è rimasto per 15 anni nel mondo della domenica nel pallone vedere che non resta altro. Fa molto male, anche perché, in fondo, da dentro, dal basso, alcune cose le si intuivano, e altre, nel proprio piccolo, le si sapevano proprio.
Per fortuna ci resta Ronaldinho.
Per fortuna ci resta la Ginga.
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Chiedi alla polvere, il film... e pure il libro
06 Maggio, 2006 01:00 imbustato da: plasson.
Volendo partire subito da quello che manca a questo film, direi che, quasi per ironia, manca proprio un po’ di polvere su Arturo Bandini. Quella polvere che viene dalla malinconia del non aver vissuto e dalla dannazione del raccontare. Quel non aver vissuto che sporca l’anima degli scrittori, o degli aspiranti tali, ma che non sporca del tutto il Bandini di Colin Farrell.
Per il resto, questo film mi è piaciuto ! Ha dato vita ad uno dei libri che ho amato di più e lo ha fatto bene.
Bisognerebbe andare al cinema solo per la Camilla di Salma Hayek, bellissima, sporca, stronza, perdente dominatrice come deve essere la Camilla di Arturo. Lei è Camilla nel colore della pelle e nello sguardo, è Camilla mentre cammina a fatica sui tacchi alti delle scarpe nuove, è Camilla mentre vola tra i tavoli del bar, è Camilla mentre piange, ma è soprattutto Camilla quando è nuda.
Fante descrive molto e molto bene la sua regina ed il suo corpo...e quello di Salma Hayek è quando di più perfetto si possa immaginare per incarnarlo.
Donald Sutherland è da ovazione nell’impersonare il vicino di stanza di Arturo, peccato per quella scena di loro due mancante, mi sarebbe piaciuto vederceli. Colin Farrell, c’è, è nel personaggio, anche se a tratti fa un po’ troppo l’allampanato, deve averlo immaginato un po’ male il Bandini scrittore, però si riprende bene, nell’Arturo bastardo, lì è assolutamente credibile e pure bravo. La sceneggiatura fa quello che deve partendo dal principio sovrano che: un libro è un libro ed un film è un film. Banalità assoluta che va però mandata a memoria prima di sparare il solito “Era più bello il libro”. No, è proprio un’altra cosa ! Bisogna valutare il film, questo secondo me è un bel film. Fatemi sapere.
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Blu, azzurri e buone feste
03 Maggio, 2006 00:58 imbustato da: plasson.
A volte la musica è un colore, il loro è azzurro che tende al blu.
Come quando si aspetta l'onda aggrappati ad uno scoglio in un giorno di mareggiata.
Prima o poi l'emozione arriva ed è certo che finisce per strapparti da lì.
Poi sono tempi, non sempre quattro su quattro, e silenzi.
A volte nel volo dentro l'onda ti giri, ti cappotti, ti perdi, ti mischi, ma atterri in piedi urlando: wooooooooooooooooo
Poi sono rumori che non sopporti più.
Ma sono anche sole e pioggia.
E niente da dire e niente da fare.
E altri azzurri e blu che è troppo difficile raccontare.
A volte, alla fine del volo d'onda, ti aspetta uno scoglio, può essere una cicatrice in più da curare oppure la fine.
E' che bisognerebbe avere il coraggio di non atterrare mai.
Altre volte sono viaggi che si fanno senza partire.
E i vagoni sono persone, pagine di un libro oppure altre cose ancora.
Questa sera si suona di nuovo. (Continua)
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