Uomini come alberi
20 Giugno, 2006 01:22 imbustato da: plasson.
Il 25 Agosto del 2004, scrivevo quello che riporterò tra poco, scrivevo e finivo citando Saramago. Lo scrivevo, come al solito, per levarmelo, vigliaccamente dall'anima, scrivevo per dimenticare, non certo per ricordare. Poi succede che sabato, quasi due anni dopo, Anna ritagli un articolo, che avevo perso, per farmelo leggere, un articolo proprio del nonnetto portoghese...
Capita che io legga, e dopo qualche riga, capisca.
Capisca che, anche lui, come quel signore di cui parlavo nel 2004, sta parlando degli e agli alberi per parlare di se stesso.
E a pensarlo, mi viene da chiedermi se la saggezza non stia forse nel capire, all'ultimo, a quale albero si assomigli, senza farsene una ragione.
Quando persone profondamente diverse si trovano a parlare seriamente, vuol dire che c'è qualcosa di grave che rende l'aria difficile da respirare.
La frase con cui inizia è poco nobile, 'Siamo nella merda' ma detta in quel modo lì fa capire molte cose.
Doveva essere una tranquilla serata di fine Agosto condita da una partita da arbitrare e nobilitata da una bella cena tra le colline a ridosso del mare.
E' diventato il discorso degli alberi.
Vedi, sta malissimo ed alla fine questa cosa la so solo io questi termini.
Sta malissimo quanto ? (Lo so, mi vergogno della domanda)
Poco da vivere, comunque vada.
Gli alberi scorrevano tranquilli fuori dal finestrino mentre la macchina macinava la salita, sono stato sul punto di accendermi anche io una sigaretta più per occupare una minima parte di neuroni nell'elaborazione del movimento necessario, che per altro; lui intanto continuava a liberarsi l'anima delle nozioni mediche che gli avevano passato: precise, asettiche, inesorabili, senza sapere che per mio conto già ero costretto, da una vicinanza in pericolo, a conoscerne portata e significato.
- Ma sai qual'è la cosa incredibile ?
- Dimmela.
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