Ripetizione e baci per regalo di Natale
29 Settembre, 2006 16:29 imbustato da: plasson.
La ripetizione fa miracoli, non mi vergogno ad affermarlo: è uno dei miei trucchi da prestigiatore.
Quando il silenzio, per non fare male, “deve” essere riempito, quando è necessario fuggire da questa stanza e da questi pensieri che fanno un casino dell’anima nella testa, come una banda cittadina stonata, sfilacciata e sfiatata, allora, ripeto.
Una volta suonavo, staccavo note ed accordi, lentissimi, come se fossero foglie andate, inseguivo tonalità strane che si ribellavano allo stare insieme e così dopo un po’ mi perdevo e non ero più io a fare musica, ma era solo la musica ad essere… un po’ difficile da spiegare, ma di meglio non saprei dire.
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Risoluzione condominiale n?1 – Lotta al sudicio.
26 Settembre, 2006 16:24 imbustato da: plasson.
Oggi 26 Settembre 2006, Roma, in seduta congiunta, il comitato d’appartamento dell'interno 2 scala B ha deliberato la trasmissione della seguente risoluzione da intendersi immediatamente operativa.
Cara vicina del piano di sopra, in quanto persone sufficientemente civili e mediamente rispettose, possiamo arrivare a comprendere la necessità, apparentemente imprescindibile, di ballare ogni mattina, alle ore 7, il tip-tap figurato con tacchi da diversi centimetri foderati di acciaio temperato...in fondo, soprattutto dopo una certa età, l'esercizio fisico diventa fondamentale.
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Casse toraciche trasparenti
21 Settembre, 2006 16:22 imbustato da: plasson.
Vedi?
Alla fine, è tutto molto semplice Virginia, è tutto un po' come questo tramonto, come questo mare calmo, come questa sabbia.
Virginia, per un secondo solo, chiuse gli occhi e respirò più forte: salsedine nelle narici; assaggiò, mordendoselo velocemente, il labbro inferiore: sale mischiato ad un ormai lontanissimo lucidalabbra. Due piccoli gesti per registrare meglio il momento, perché odori e sapori si ricordano più facilmente, perché, in realtà, sapeva benissimo che lui stava per parlare, un lampo, come la luce di un fulmine in un cielo sereno, una di quelle rarissime occasioni, in cui non seguiva, sollecitandolo, qualche suo discorrere, non chiedeva cose per capire meglio, non era neanche una risposta quella che stava arrivando e lei lo sapeva, in quel posto lì, in quel momento lì, non poteva essere diversamente, stava per parlare e non si sarebbe persa quel poco o tanto che aveva da dirle per nessun motivo al mondo.
Perché era così, forse proprio per quello a lei piaceva passare del tempo con lui, forse perché lui spesso la capiva ma non si lasciava conoscere del tutto. Così succedeva che fosse lei, incredibile vero?, a cercarlo, e, a volte, prevedibilmente come oggi, o inaspettatamente, come l'ultima volta, al volante in una giornata di pioggia ferma, mentre la riaccompagnava a casa, lui parlasse, come quando si racconta.
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Alzato da Terra, ovvero: "Una terra chiamata Alentejo"
19 Settembre, 2006 16:19 imbustato da: plasson.
Continuando nella mia missione che prevede la copertura totale dell'opera di Saramago, ho raggiunto un libro meraviglioso, nella sua durezza, nella sua linearità, nella sua cattiveria, nella sua asciuttezza morale e linguistica. Lontano dalle delicatezze paesaggistiche del Vangelo Secondo Gesù, ancora non traghettato verso la ritmica dolorosa e nauseabonda di Cecità, e quasi del tutto privo dell'ironia caustica tipica di molti suoi, valga ad esempio il recente Le intermittenze della morte, lo stile di J. Saramago qui compie uno degli ennesimi miracoli di cui si può essere testimoni a basso prezzo decidendo di leggerlo: trasforma in una saga un mondo di vinti, trova il modo di scrivere come se stesse seguendo il corso di una narrazione orale, o di un fiume di parole, riesce a fare un ragionamento complesso con una semplicità disarmante.
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Per chi bruca le cucurbitacee
13 Settembre, 2006 16:14 imbustato da: plasson.
Ogni tanto, ultimamente sempre più spesso, il ginocchio destro cede. Non lo sopporto più quel cazzo di ginocchio lì, cioè, se sei un ginocchio, non è che devi fare poi molte cose: reggere il peso, fare da giuntura, tenere in caldo i menischi, insomma, tutta roba meccanica, roba di tiranti e carrucole, niente di troppo intelligente.
E allora?
Perchè, inaspettatamente, quando mi alzo dalla sedia, oppure quando riparto da fermo, oppure mentre scendo da letto, tu mi fai capire che non ce la fai più? Ti sei forse stufato? Preferivi forse fare il gomito? Vita di merda quella del gomito, te lo assicuro.
Non me ne capacito. Per di più, se ti porto a correre, non mi dai nessun fastidio.
Mah... Chi ti capisce è bravo.
Però ti pregherei, per quanto possibile, di limitare la cosa, sono stufo di alzarmi con la foga di chi sta per spaccare il mondo per poi ritrovarmi a volte, con il ginocchio piegato e lo sguardo sofferente che aveva Ronaldo mentre scendeva la scaletta dell'aereo che lo riportava a casa sconfitto dopo la finale contro la Francia.
Anche perchè sta cosa, con relativo zoppichio momentaneo, mi fa sentire molto più vecchio del cambio di colore di qualche peluzzo sparso.
Ecco, te l’ho detto, mi sembra tutto chiaro

Il quadro è: "Il circo" di Andrea Agostini
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08-09-2006
10 Settembre, 2006 16:12 imbustato da: plasson.
Era Aprile del 2004 e scrivevo questa cosa qui, oggi mi sembra un buon modo, forse l'unico, per ricordarla, senza sentimentalismi inutili ed emozioni facili da costruire. Alla fine, le parole restano ed i sorrisi pure; un po' come quando si tira un sasso in uno stagno, ci vuole del tempo prima che i cerchi concentrici svaniscano del tutto, per fortuna.
Sarà un vizio di famiglia allora…
Tornando a casa ho trovato questa storia scritta da mio padre, quando non ci sono usa il pc, era incastonata in una ricetta per un concorso (lui insegna cucina all’alberghiero) e io ho deciso di fregargliela, rittocarla un pochino, e metterla qui perché mi è piaciuta.
Mamma Teresa ha raccontato del "Da u Besse" il posto delle streghe e dei cursi (la strega maschio) e lo ha descritto come un luogo pieno di "ruei" (rovi giganti) dove nelle notti di luna si sentiva urlare, gridare, fare versi strani.
Una sera, uno stanco di sentire questi schiamazzi, prese il fucile e sparò due colpi in basso, dentro a quel nido di "Basure" (altro modo di dire le streghe) ed il silenzio misto all’odore della polvere da sparo prese spazio.
Forse in ogni piccolo paese dell’entroterra ligure ci sono storie come queste.
All’indomani, nella piazza centrale, dove da sempre si radunavano le persone anziane, il fuciliere (mio nonno per la precisione), tosto com’era, andò a verificare se qualche anziana donna era mal messa; ne trovò una che camminava lentamente e con delle bende alle gambe, incrociandolo lei lo fulminò con lo sguardo. (Continua)
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