Come sassi colorati (incompiuto a quattro mani) - parte II
29 Agosto, 2007 18:46 imbustato da: plasson.
- Me lo volete passare al telefono?
- Sì, sono io, Cià, senti, te lo dico chiaramente, ho parlato con il direttore editoriale, non va bene, devi rimettere mano a tutto l’impianto, o riprendi a scrivere come hai fatto con il primo libro, quando abbiamo venduto più copie del vangelo, oppure hai chiuso, chiuso, e se hai chiuso con noi, hai chiuso con tutti, mi pare chiaro. Cerca di darti una svegliata. Aspetto le nuove bozze entro fine mese.
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- Stronzo - pensò così forte che fu davvero un niente dirlo poi ad alta voce - Stronzo - Questo ha scritto, di culo, un romanzo pessimo che ha venduto un fottio dopo che quel regista brufoloso e psicopatico l’ha usato per tirarci su un episodio del suo film, neanche troppo bello, e adesso non sa più che pesci pigliare, sei spacciato, Ciccio. Pensò, silenziosamente, questa volta, e gli venne pure da sorridere.
Cristina pensava, stava tornando dal lavoro con i finestrini abbassati e pensava, fumando una delle poche sigarette che si concedeva, pensava a quanto fosse difficile cambiare strada. La strada che fisicamente stava percorrendo in quel momento ne era la dimostrazione pratica, quasi simbolica, strada di mare, strada sottratta al mare e, in quanto tale unica, irrinunciabile, spesso, le sembrava una rappresentazione perfetta della pista che stava seguendo la sua vita. Quello che, davvero, avrebbe voluto fare era scrivere, non si ricordava più quando aveva iniziato, sin da ragazzina, scriveva ogni cosa, poi il suo modo di raccontare era cambiato, probabilmente più per effetto delle sue numerose letture che per l’acquisizione di una qualche tecnica che si diceva certa di non avere, adesso sentiva di poter scrivere a modo suo, sentiva di poter raccontare davvero e sentiva anche di averlo fatto, "Come sassi colorati" non era male, il suo romanzo, peccato che nessuno avesse voglia di leggerlo né, tanto meno, di pubblicarlo.
Forse dovrei trasferirmi, cambiare lavoro, cambiare città, abbandonare questo mare, con la sua unica strada, questa strada che è un lato, l’unico percorribile di una distesa d’acqua che non si ferma neanche di notte, quel mare che, proprio per quello, aveva sempre fatto paura a sua nonna, approdata lì, se non per caso, per amore, pensandolo le venne da sorridere, l’aria che veniva dal finestrino le mosse i capelli, quello ed il sole accecante di quasi estate le illuminarono gli occhi.

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Riviere
19 Agosto, 2007 16:43 imbustato da: plasson.
Riviere,
bastano pochi stocchi d'erbaspada
penduli da un ciglione
sul delirio del mare;
o due camelie pallide
nei giardini deserti,
e un eucalipto biondo che si tuffi
tra sfrusci e pazzi voli
nella luce;
ed ecco che in un attimo
invisibili fili a me si asserpano,
farfalla in una ragna
di fremiti d'olivi, di sguardi di girasoli.
Dolce cattività, oggi, riviere
di chi s'arrende per poco
come a rivivere un antico giuoco
non mai dimenticato.
Rammento l'acre filtro che porgeste
allo smarrito adolescente, o rive:
nelle chiare mattine si fondevano
dorsi di colli e cielo; sulla rena
dei lidi era un risucchio ampio, un eguale
fremer di vite,
una febbre del mondo; ed ogni cosa
in se stessa pareva consumarsi.

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Nuova Versione e commenti andati
17 Agosto, 2007 22:00 imbustato da: plasson.
Ho finalmente finito la migrazione alla nuova piattaforma del blog, speriamo che almeno così si riesca a tenere sotto controllo lo spam.
Tutti i commenti purtroppo sono andati persi, vi prego di non volermene..
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Anche se le tracce restano
17 Agosto, 2007 21:06 imbustato da: plasson.
Quella giornata di una settimana fa continua a girarmi per la testa, come un film montato al rallentatore, con i movimenti perfetti come se fossero stati pianificati da uno sceneggiatore dalla precisione maniacale.
Forse perchè si è fatto tutto d'un fiato, perchè non si è lasciato tempo al pensiero. E allora, quando la smetto di difendere me ed i miei, solitamente quando è quasi l'ora di chiudere gli occhi, il film torna su, come un rigurgito, e non posso fare altro che riviverlo con angoscia sperando che la smetta...desiderando che l'immagine che resta non sia quella dell'ultimo sospiro e del mio bacio alla sua mano destra, non sia quella che io so, ma un'altra, una a caso delle tante volte che l'ho fatta ridere o che lei ha fatto ridere me. Ma oggi è così.
Le tracce che restano sono tante ma in questo momento invece che consolare mettono nostalgia: la passione per l'Opera, la genetica comprensione delle frasi in tedesco, le frittelle di mele, barare giocando a carte, tenere la schiena dritta, la risata e lo starnuto sonori insieme a tutte le altre cose che non mi viene di scrivere.

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Come sassi colorati (incompiuto a quattro mani) - parte I
03 Agosto, 2007 11:04 imbustato da: plasson.Come trovare un sassolino colorato tra mille e mille pietre grigie. E’ compito dell’occhio che lo guarda, della mano che lo sfiora, dell’orecchio che lo ascolta rotolare diversamente nella risacca, scoprirlo, tirarlo fuori dal niente del suo essere massa, per gettarlo via bollandolo come un’inutile vetro colorato oppure per riconoscerlo per quello che è: un Tesoro da portare a casa. Bisognerebbe mantenere quella capacità, quella concentrazione, quello stupore che si ha da bambini, quando si passano ore a scavare con le mani, prigionieri di un’inconsapevole saggezza per le cose che vanno trovate e poi conservate, le cose che, una volta viste, devono essere nominate come se fossero nuove, come se nascessero in quel momento lì, per stupire e per non passare. Lo stesso accade con le persone, solo che è ancora più complicato perché è come sperare che un rimescolamento da spiaggia oceanica, senza alcun intervento esterno, porti due sassi colorati, concentrati e sognanti, come cercatori bambini, l’uno vicino all’altro.
- Stupidate!
- Eccone un’altra – pensò - eccone un’altra. –
Rigirò il dattiloscritto che teneva tra le mani e ne lesse nuovamente titolo ed autrice “Come sassi colorati” – Cristina L. - questo come cavolo c’è arrivato sulla mia scrivania?
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