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Aggirandosi dove i passi toccando terra lasciano il nome che hai
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Sortilegio:

Come tante altre volte, in passato, sentì quanto era difficile dare un nome a tutto ciò che gli era accaduto, quasi che ci fosse un sortilegio per cui coloro che avevano vissuto non potevano raccontare, e chi sapeva raccontare non aveva avuto in sorte di vivere.

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A volte sto lì disteso di notte, sveglio, e mi chiedo:

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" Ci vorrebbe più tempo di una sola notte... "

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Modificato da: Plasson
Quadri di: Andrea Agostini

Tutte le immagini e i testi citati appartengono ai rispettivi proprietari.

Versione:

Via Macramè 2, Plasson v2.0

Pazienza

31 Marzo, 2008 11:56 imbustato da: plasson.

Pazienza
Avere pazienza
Richiedere pazienza
Sentirsi paziente
Pazientare
Perdere la pazienza
Aspettare la pazienza
Ritrovarla
L'orologio e la pazienza
Andrea Pazienza
Vivere pazientemente

 (Continua)

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L'ordine e la leggiadria

20 Marzo, 2008 16:39 imbustato da: plasson.

Lavorare i campi nella mia lingua si dice: andare alle opere. Compiere un’opera non è arare un campo, ma ararlo bene, e il bene consiste nella gratuità della dignità e della decenza. E’ arare “a regola d’arte”.  Potare a regola d’arte una vigna è gesto di bellezza, è tutta la dignità e tutta la decenza di un contadino, la sua nobiltà. Necessaria bellezza. Necessaria a vivere sapendo di non essere un animale asservito ad un lavoro infame; e utile a fruttificare, naturalmente. La Veronica e la sua figlia Anita, la partriarca e la sua vice, erano le signore dell’acqua degli orti. Erano loro che prendevano la bicicletta e andavano a comprarla a Sarzana, nella tenebrosa villa dell’autorità del Canale Lunense.

 (Continua)

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Faccia a Faccia

06 Marzo, 2008 10:20 imbustato da: plasson.

Odio il telefono quando squilla appena acceso la mattina.Lo odio perché so già che è morto qualcun altro ed io non ce la faccio più, come si fa?, pesa tutto troppo anche per un supereroe.Ed allora mi preparo psicologicamente ad essere ancora di appoggio, ridicolo per uno che viaggia (almeno per un po' ) con le stampelle. Tendo il muscolo e faccio il masso: pronto anche stavolta! Chi mi scalfisce?Ma dov’è il senso di tutta questa sofferenza sparsa a piene mani?

Un bel faccia a faccia con Dio verrebbe adesso nel momento giusto, gambe larghe, piedi piantati per terra, pronto all’espulsione, sguardo fisso in ciò che non può essere visto, mani sui fianchi: cosa fai Tu? Il tuo ruolo mi spieghi qual è (e qui capiamo se almeno ha il senso dello humor)?

 (Continua)

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