Come quando uno scrive una cosa e non sa che in fondo in fondo sta parlando anche di te
19 Agosto, 2008 00:35 imbustato da: plasson.
L'amico J.Cercas ne La donna del ritratto scrive:
Comunque, a metà pomeriggio squillò il telefono di casa mia; quando risposi, l’incredulità mi lasciò senza parole. Era Claudia.
"Tomas?" ripetè, perché io non riuscivo a rispondere.
Confesso che ero tentato di riattaccare: non per rancore, ma per confusione mentale.
"Sì" articolai infine, dopo un lungo silenzio, "Sono io, Claudia."
"Ciao, Tomas" disse lei, forse confusa quanto me. "Come stai?"
"Bene" mentii. "E tu?"
"Anch’io sto bene."
"Mi fa piacere" mentii ancora.
Ci fu un altro silenzio. Era insostenibile, così domandai: "Avevi bisogno di qualcosa?"
"No, no. Niente. Chiamavo solo per sapere come ti andavano le cose e perché, ecco, non so" esitò, "ho pensato che magari ti andava di vederci e di scambiare due chiacchiere."
Con stupefacente ingenuità credetti di scaricare oltre un mese di rancore in una sola domanda: "Tuo marito ti ha piantata un’altra volta?"
"No" rispose Claudia, eludendo tranquillamente la cattiveria che avevo cercato di propinarle, come se nulla di ciò che dicessi io potesse ferirla, o come se fosse disposta ad accettare che infierissi su di lei. "E’ solo che, insomma, in questi giorni ci ho pensato su. Sai? Credo di non essermi comportata troppo bene con te."
(Continua)
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L'ordine e la leggiadria
20 Marzo, 2008 16:39 imbustato da: plasson.
Lavorare i campi nella mia lingua si dice: andare alle opere. Compiere un’opera non è arare un campo, ma ararlo bene, e il bene consiste nella gratuità della dignità e della decenza. E’ arare “a regola d’arte”. Potare a regola d’arte una vigna è gesto di bellezza, è tutta la dignità e tutta la decenza di un contadino, la sua nobiltà. Necessaria bellezza. Necessaria a vivere sapendo di non essere un animale asservito ad un lavoro infame; e utile a fruttificare, naturalmente. La Veronica e la sua figlia Anita, la partriarca e la sua vice, erano le signore dell’acqua degli orti. Erano loro che prendevano la bicicletta e andavano a comprarla a Sarzana, nella tenebrosa villa dell’autorità del Canale Lunense.

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L'immagine della mia necessit
04 Febbraio, 2008 17:41 imbustato da: plasson.
Lei arriva scendendo le scale con una valigia in mano, le scale sono di un Barrio di Lisbona, da lontano a tendere l'orecchio si sente il mare e una voce, la voce di lei, che canta, probabilmente un Fado. La nostra Lei è bella, ma di una bellezza senza artificio e senza pentimento, una di quelle bellezze che potebbero anche non essere o non sembrare e non sarebbe un dramma.
Sarebbe solo un nascondimento o un trucco per non farsi riconoscere.
Si muove con un'eleganza ed una semplicità innate.
Lui è un tecnico del suono, in quel momento, sta ascoltando i suoi passi, penso che l'abbia riconosciuta ancora prima di vederla o di sentirla parlare.
- Hey?
- Ti ho sognata, sei tornata...
- E Tu sei ancora qui?
- Per forza, come sarei potuto partire? Le tue chiavi non aprono altre porte.
- Siamo arrivati stanotte ma stiamo per riandare via, dobbiamo fare un video su, al nord...
- Oh noooo!!
- Oh siiii - sorride -
- Grazie per la tua cartolina.
- L'hai ricevuta?
Tutto con lentezza, ma con ritmo, come solo le cose belle e con qualche significato sanno essere senza annoiare mai.
Lei ha occhi grandi ed un sorriso che assieme fanno luce.

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Key + Pa
24 Gennaio, 2008 09:51 imbustato da: plasson.
Key lo abbraccia, lui, pur cercando di divincolarsi, fa in modo di sentire, ancora, su di se, il peso di lei, rimangono così, bloccati, sino a quando proprio lei è la prima a parlare, la sua voce sembra un canto, ma non un canto normale, un canto con qualcosa di stanco e doloroso dentro, così.
E’ tutta l’eternità che ti aspetto,
mio Salvatore ma - ormai - troppo hai tardato!
Io ti ho oltraggiato, con insolenza, indifferenza e fastidio...
Ma se tu conoscessi la natura della mia maledizione,
che mi prende nel sonno,
che mi trascina da sveglia,
che mi insegue nella morte,
che mi incatena alla vita,
nella pena e nel riso,
se tu la conoscessi,
se tu sapessi come
mi assalta con sempre nuovi dolori,
come, senza fine, mi tormenta l’esistenza.

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Nel Mondo sognato
14 Gennaio, 2008 10:08 imbustato da: plasson.
- Me la passi?
- Sì, buonanotte Tesoro.
- Buonanotte, non vedo l’ora di tornare.
Rumore di passetti, un ‘papàaaaa’ suona, trilla, prima che lei arrivi alla cornetta.
- Principessaaaaaa, cosa stavi facendo?
- Guardavo Nemo, sai quando saltano sulle meduse?
- Siii, quando loro sono bravissimi ed alla fine riescono a scappare!
- Senti papà, ma perchè non chiamavi con quella cosa sul computer che si vedeva anche? Così, ti facevo ciao con la mano…
- Angelo mio hai ragione, ma torno presto e poi lo sai, è per la storia, per far venire bene la storia dobbiamo esserci solo noi due, niente computer niente cose strane, ti dispiace? Vuoi che domani ti chiami dal computer?
- Noooo, voglio solo la mia storia...e abbracciare il mio papà.
Momentaneamente gli manca il fiato per la tenerezza e poi riprende
- Sei il mio mondo, ricordatelo sempre. Siediti comoda, che comincio:

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Il libro della Rabbia e la ricerca della fanfola perduta
17 Dicembre, 2007 18:18 imbustato da: plasson.
Sabato mattina la Kristof ha portato alla sua fine la Trilogia della città di K., o meglio, io ho finito di leggere il suo libro, lei è già da un po' che l'ha finito.
Non voglio farne una recensione e sopratutto non voglio, nemmeno per sbaglio, intaccarne la trama, non sarebbe bello e non sarebbe giusto, voglio riportare soltanto quello che ho scritto commentando il libro nella mia pagina su anobii:
Questo libro, o meglio questi tre, è/sono davvero una specie di miracolo doloroso.
La Kristof è arrivata in fondo, in fondo ad un certo modo di scrivere, in fondo ad un sentimento o ad un dolore (poca è la differenza ai massimi livelli), è arrivata a scavare nella carne e, con coraggio, non si è voltata per tornare indietro.
Questa meraviglia, d'ora in poi, sarà per me IL 'libro della Rabbia'.
P.S. Calvino, leggendolo, secondo me, avrebbe sorriso e poi stretto i denti.
(Continua)
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