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Sortilegio:

Come tante altre volte, in passato, sentì quanto era difficile dare un nome a tutto ciò che gli era accaduto, quasi che ci fosse un sortilegio per cui coloro che avevano vissuto non potevano raccontare, e chi sapeva raccontare non aveva avuto in sorte di vivere.

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A volte sto lì disteso di notte, sveglio, e mi chiedo:

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" Ci vorrebbe più tempo di una sola notte... "

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Modificato da: Plasson
Quadri di: Andrea Agostini

Tutte le immagini e i testi citati appartengono ai rispettivi proprietari.

Versione:

Via Macramè 2, Plasson v2.0

Tu lo hai mai sentito ?

17 Gennaio, 2005 20:04 imbustato da: plasson.

[...]
Hai mai ascoltato Wagner ?
- Ma che cazzo dici ?
Rispondimi, hai mai ascoltato Wagner ?
- Ma, porca troia, non capisco, che cosa c’entra e comunque io, sto, Wagner non so chi sia, anzi no, aspetta, non era un nazista eh ? Un criminale di guerra. Adesso mi verrai a dire che anche Hitler suonava il violino ed era pure bravo.
Ci sei andato vicino. (Continua)

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Colori e geometria

16 Ottobre, 2004 20:20 imbustato da: plasson.

E' che lui l'anima ce la sputava dentro per far nascere le note che suonava, anche e forse sopratutto quando suonavamo assieme. Lui ci sputava quello che aveva e se era veleno, era veleno che se ne sarebbe andato via dall'enormità del suo corpo. Perché con gli strumenti a fiato è così, gli aliti fanno tutto il giro e finiscono nello sfiatatoio, nel cesso dello strumento come lo chiamava lui.
La differenza, tra me e lui, era quindi evidente, io seduto su quel seggiolino, l'anima me la dovevo andare a cercare, così come le note da suonare, a lui bastava sputarci dentro quello che passava.
A me era toccata la geometria a lui le matite colorate è che suonando assieme il quadro veniva meglio, molto meglio. (Continua)

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Occhi pesanti

15 Agosto, 2004 20:16 imbustato da: plasson.

Ti ho aspettata.
Mi hai aspettata ? E perché ?
Non ti ricordi ? Sei tu ad avermelo chiesto, non mi hai mai mandato via, sapevi tutto e non mi hai mai mandato via. Volevi, che io ti aspettassi.
Si aggiustò la camicia con le palme delle mani aperte, un gesto istintivo, come per ricostruire un ordine che quelle parole minavano nelle fondamenta, nei suoi assiomi primari, doveva mollarlo lì al più presto, metterlo in difficoltà, farlo tacere e tutto sarebbe tornato a posto.
Non era difficile, l'aveva fatto mille volte, se lo sommergeva di voci e persone sarebbe sparito, coperto, relegato in un posto silenzioso; sarebbe rimasta solo la voce a rimbombare nella testa.
Quella sera anche dopo averlo inondato di persone non parlanti ma facenti confusione e rumore i suoi occhi non la abbandonavano.
Basta !
Fece cenno che adesso doveva andare, doveva proprio andare. (Continua)

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La musica ? donna

14 Luglio, 2004 20:14 imbustato da: plasson.

La ragazza davanti ballava, la ragazza davanti, a non più di un metro, ballava. Guardandola non poté fare a meno di pensare: la musica decide, la musica ti cambia, la musica fa il burattinaio e te tocca essere burattino.
Quasi una divinità, questa benedetta musica.
Adesso era scalza, la parte posteriore del vestito, come un mantello, ricopriva le spalle e i fianchi percorsi da tremiti ad impulsi.
Guardandola, da così vicino, vedeva attraverso di lei la piscina, mossa per simpatia dalle onde che la agitavano, onde figlie del movimento di chi aveva avuto il coraggio di scendere a nuotare, nonostante fosse notte, nonostante tutto.
Cercò la luna senza successo, non è venuta: fatti suoi. (Continua)

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Calligrafia

05 Luglio, 2004 20:10 imbustato da: plasson.

Dove sono finite le parole ?
Dove sono ?
Dove sono finite le
parole con cui ho fatto innamorare donne molto più belle di me, parole con cui ho inchiodato uomini alle loro ombre, parole che hanno strappato anime e sorrisi ?
Forse è la città che si è presa le
mie parole, le ha smazzate, decompresse e riordinate in piccole file nuove. Le ha disinnescate, parole che hanno perso il loro potere, parole sozze e facili, parole sorprese a battere.
Mi mancate, mi manca quello scrivervi fitte su qualsiasi cosa, quando trabordavate dal nulla senza intenzione e senza piani di battaglia da inseguire
: parole a comparsa.
Quando vi ho perse non me ne sono accorto subito... c'era quel discorso della musica ancora in sospeso e perdere qualche inutile parola non poteva spaventarmi. Dentro di me era limpido che potesse esistere vita senza parole ma non senza note. (Continua)

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