Un libro di mille pagine per regalo
17 Marzo, 2006 22:58 imbustato da: plasson.
Ti rispondo qui, perdonami mia cara, ti scrivo qui perché, in tanto tempo, mi sono reso conto di non averti mai dedicato nessuna riga e non è giusto. Nessuna riga per te che ci sei praticamente da subito, da quando ho iniziato questa cosa dello scrivere su di un blog, nessuna riga per te che alcune volte sei stata la mia spinta per provare a ricominciare a scrivere, per provare a portare avanti, alle volte dandoti la mano, una storia.
Ti scrivo qui, ma in realtà dovresti immaginarmi, mentre sto riempiendo fogli usati con la mia solita grafia pessima e con le mie lettere enormi, ti scrivo in questo venerdì di un inverno quasi passato come si faceva una volta.
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Airsicknessbag
06 Febbraio, 2006 22:10 imbustato da: plasson.
Da quassù vedo le nuvole appoggiate all'azzurro. In basso, riquadri di verde si alternano a irregolari poligoni acquatici e a plastici di città incompleti. Scorrono come se fossero cartoline appiccicate alle pareti di un vecchio bar, montagne innevate, punte lucenti, stizzose e superbe.
Guardando giù si vedono strade azzurre, si vede che da sempre ci si è appoggiati a quelle strade per dare un corso, una direzione alle cose. Le strade azzurre sono fiumi, i fiumi sono domande che aspettano che tu accetti una risposta, domande semplici e complicate al tempo stesso come: "Cosa c’è sulla riva opposta ?"
Il fiume traccia le linee in modo marcato ed imprescindibile, è diverso dal mare, del fiume vedi benissimo al di là, sai che puoi attraversarlo. Se vivi di fronte ad un fiume, non puoi credere ai miracoli.
L’hostess, intanto, indossa un sorriso vecchio di una dozzina d’anni, una noia rinnovata ogni giorno, una vanità rimessa in sesto di settimana in settimana. La professionalità dei suoi gesti quasi infastidisce, mentre scruta, misurando per diletto, la disponibilità finanziaria di ognuno. Si sofferma su un manager della moda che esibisce una camicia ricamata appariscente e pacchiana, di quelle insomma che dovrebbero costare un mucchio di soldi, su jeans strappati da qualche altro grande stilista.
La professionalità si evince nella scelta dell’approccio. (Continua)
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Le mani hanno memoria
14 Febbraio, 2005 20:14 imbustato da: plasson.
“Le mani hanno memoria, una memoria primordiale, precedente alla nascita della parola 'memoria', prima che la parola arrivasse le mani la conoscevano già, già scientificamente l'applicavano al mondo, alla loro conoscenza del mondo. Sulla superficie delle dita viaggiano fiumi dai colori incredibili. Le mani ricordano, indugiano un attimo senza motivo perché sanno cosa quel battere, sfiorare, lisciare, modellare ha scatenato in passato e immaginano, perché le mani immaginano, cosa accadrà per una volta ancora.
Un corpo di donna, indagato da mani apparentemente cieche, da mani nervose, da mani sapienti, diventa una fotografia immortale nella memoria di quelle dita. Ogni variazione della superficie della pelle, ogni increspatura
causata anche solo da un brivido, lascia una traccia notevole in quel sismografo invisibile.
Quello che ne consegue è una mappa, una struttura tridimensionale perfetta, un telaio di donna.
Le mani sanno, le mani ricordano, se avessero, tempo dopo, creta molle da plasmare, se il cervello la piantasse di confondere le cose, potrebbero rimodellarlo perfettamente, come per magia, come per divina creatività e quel corpo così rinato porterebbe su di sé i segni delle emozioni provocate e registrate da quelle dita che non sanno dimenticare."
Così provò a spiegarmi come nasceva la sua musica, la musica che non è mai la stessa, la musica che anche quando danza stupida su di un ritornello da cartone animato, nasconde qualcosa, una pena, il ricordo di un desiderio.
Quei corpi dimenticati, finivano nella musica, perché le dita li ricordavano così, pretendevano che la memoria venisse rinnovata e li piazzavano per questo in quella terra di nessuno a cavallo dell'incoscienza. (Continua)
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