Gli spazi di parole tra i silenzi che ci toccano
29 Dicembre, 2006 19:36 imbustato da: plasson.
Sì, è Natale e capodanno anche dalle mie parti. Ho evitato, e continuerò a farlo, messaggi di auguri e post natalizi, mi perdoneranno i folletti del natale che però dovrebbero apprezzare il fatto che così ho evitato anche di sputare una certa dose di fiele accumulata: ce la faccio!!! Ce la faccio!!!
Lasciate perdere, ho la febbre, non va preso sul serio chi ha la febbre.
Ma, nonostante questo, succede che uno si faccia i fatti suoi e poi si renda conto che in realtà c'è una storia che continua ad andare avanti, a mozzichi e bottoni (voluto, voluto) ma va avanti. Rilegge quella cosa e sa, con certezza, in che punto del puzzle va. Allora, pensando a Bartlebooth, si rigira contento la tessera tra le mani in attesa che cadano le altre.
Abbracci sparsi.
Plasson
Sono giorni che vorrei telefonarti, poi mi sforzo e non lo faccio, ma non resisterò molto ancora, domani, forse, schiaccerò quel pulsante e ci dirò dentro pronto, oppure ci griderò il tuo nome allungando la A, prolungando il finale.
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Casse toraciche trasparenti
21 Settembre, 2006 16:22 imbustato da: plasson.
Vedi?
Alla fine, è tutto molto semplice Virginia, è tutto un po' come questo tramonto, come questo mare calmo, come questa sabbia.
Virginia, per un secondo solo, chiuse gli occhi e respirò più forte: salsedine nelle narici; assaggiò, mordendoselo velocemente, il labbro inferiore: sale mischiato ad un ormai lontanissimo lucidalabbra. Due piccoli gesti per registrare meglio il momento, perché odori e sapori si ricordano più facilmente, perché, in realtà, sapeva benissimo che lui stava per parlare, un lampo, come la luce di un fulmine in un cielo sereno, una di quelle rarissime occasioni, in cui non seguiva, sollecitandolo, qualche suo discorrere, non chiedeva cose per capire meglio, non era neanche una risposta quella che stava arrivando e lei lo sapeva, in quel posto lì, in quel momento lì, non poteva essere diversamente, stava per parlare e non si sarebbe persa quel poco o tanto che aveva da dirle per nessun motivo al mondo.
Perché era così, forse proprio per quello a lei piaceva passare del tempo con lui, forse perché lui spesso la capiva ma non si lasciava conoscere del tutto. Così succedeva che fosse lei, incredibile vero?, a cercarlo, e, a volte, prevedibilmente come oggi, o inaspettatamente, come l'ultima volta, al volante in una giornata di pioggia ferma, mentre la riaccompagnava a casa, lui parlasse, come quando si racconta.
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L'aurora
24 Luglio, 2006 10:56 imbustato da: plasson.
Ed alla fine, le mucche piovvero, le parole si spensero ed il castello di carte ritornò mischiato sul tavolo.
Girane una ed indovinerò quale sarà il tuo cammino,
girane un’altra e conterò il tempo che ti manca,
girane un’ultima ancora e potrò raccontarti in che modo.
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Finale di cena (e altri pezzi della storia di Virginia)
27 Aprile, 2006 00:53 imbustato da: plasson.
Virginia, per chi non l’ha mai vista, non è facile da descrivere. Per gli altri, basta il suo nome. Non è troppo bella, o meglio, non è di una bellezza semplice, non sembra immediatamente così bella come poi ti costringe a ricordarla. Quelli che ti fregano davvero sono i suoi occhi.
Virginia ha sempre amato i treni. A Virginia piace viaggiare.
[…]
Adesso che è cresciuta, che si è fatta prima ragazza e giovane donna poi, prende spesso il treno. Quando è da sola, guarda fuori dal finestrino e nelle stazioni ogni tanto sceglie qualcuno da portare via con se. Quando lo ha scelto, succede quasi sempre che lui (perché è tipico di Virginia scegliere un uomo od un ragazzo) se ne accorga e che si ritrovino a guardarsi attraverso un vetro sporco.
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