Lucia e me
02:30, 07/01,2009
Io amo giocare con le parole.
Quelle che mi piacciono le afferro al volo, le riascolto, le riscrivo, a volte le smonto, persino, prendo i pezzi e li mescolo ma poi le riaggiusto e le lascio andare tanto lo so che prima o poi torneranno e giocheremo di nuovo insieme.
Alcune mi seguono anche se non mi va, non mi dicono niente, non mi servono: quelle le scaccio, nemmeno le ascolto e se lo faccio le dimentico in fretta.
Ma ora ce n'è una che mi assilla da un po' e proprio non vuole lasciarmi in pace. La prima volta è arrivata come un fulmine, così improvvisa e abbagliante da farmi vacillare, così scottante da rimanere impressa in un secondo. Non sei un bel gioco, ho pensato di lei, non voglio ricordarti. Però i giorni passano e lei è ancora lì. Mi segue petulante, mi tiene sveglio e mi chiede di giocare anche con lei. Non serve chiudere gli occhi, non serve tapparsi le orecchie: lei è paziente e rimane a fissarmi, ad aspettare che io mi distragga per cogliermi di sorpresa e spaventarmi ancora.
Ma stanotte ho deciso. Le dirò: va bene, non mi piaci ma giocherò con te. Prenderò fiato, la aspetterò, la ascolterò, la leggerò, la scriverò, la smonterò pezzo per pezzo e poi la masticherò per bene così quando alla fine la sputerò non sarà più lei, mai più e io la guarderò e non ne avrò paura e magari un giorno la saprò dimenticare.
Quelle che mi piacciono le afferro al volo, le riascolto, le riscrivo, a volte le smonto, persino, prendo i pezzi e li mescolo ma poi le riaggiusto e le lascio andare tanto lo so che prima o poi torneranno e giocheremo di nuovo insieme.
Alcune mi seguono anche se non mi va, non mi dicono niente, non mi servono: quelle le scaccio, nemmeno le ascolto e se lo faccio le dimentico in fretta.
Ma ora ce n'è una che mi assilla da un po' e proprio non vuole lasciarmi in pace. La prima volta è arrivata come un fulmine, così improvvisa e abbagliante da farmi vacillare, così scottante da rimanere impressa in un secondo. Non sei un bel gioco, ho pensato di lei, non voglio ricordarti. Però i giorni passano e lei è ancora lì. Mi segue petulante, mi tiene sveglio e mi chiede di giocare anche con lei. Non serve chiudere gli occhi, non serve tapparsi le orecchie: lei è paziente e rimane a fissarmi, ad aspettare che io mi distragga per cogliermi di sorpresa e spaventarmi ancora.
Ma stanotte ho deciso. Le dirò: va bene, non mi piaci ma giocherò con te. Prenderò fiato, la aspetterò, la ascolterò, la leggerò, la scriverò, la smonterò pezzo per pezzo e poi la masticherò per bene così quando alla fine la sputerò non sarà più lei, mai più e io la guarderò e non ne avrò paura e magari un giorno la saprò dimenticare.
