Sarebbe bello se ci fosse qualcuno ad aspettarlo
- Potete scendere, le regole le conoscete: Ci fidiamo di Voi! Non allontanatevi troppo, alle quattro dovete essere tutti qui.
Aveva sempre
funzionato, nessun problema con questi, non sono i furiosi.
Ognuno di noi, sì, noi infermieri compresi, è alla ‘casa’ perché qualcosa, dentro, si è rotto. Le
cose sarebbero potute andare diversamente, non c’è molta differenza, loro sono
‘quasi’ normali, a volte, più normali degli altri, più normali di me. Gabriele, ad
esempio, ha occhi profondi, affetti ed azioni coerenti. Semplicemente
Gabriele non parla, ma non posso essere certo che non abbia ragione lui, visto
che pare a tutti evidente come questa sia una sua libera scelta.
Nessuna reazione traumatica o cose simili, ma
cosa ne posso sapere, io, che in fondo sono solo un infermiere di nome Ermete. Queste cose non sono
tenuto a conoscerle, ma, nonostante ciò, sono convinto che il silenzio sia una
sua scelta.
- Ermete, non ho intenzione di tornare oggi, perdonami amico, tu sei una brava persona, io non più.
- Mi spiace molto crearti dei casini, ma il fatto è che non posso più aspettare, devo proprio andare.
Questa sera, quando alla fine, esausto, tornerai alla ‘casa’ troverai una mia lettera nella quale ho provato a spiegarti tutto, forse, leggendola, almeno tu, non mi cercherai più.
Adesso guardami negli occhi Ermete perché io ti sto salutando.
La spiaggia è di sabbia nera, la spiaggia è lunghissima, una striscia profonda un centinaio di metri tra campi coltivati, resti di insediamenti etruschi ed il mare. Il mare. Il piano è molto semplice, porterò il capannello di tutti gli altri un po' più lontano del solito, fin dove Ermete non possa distinguerci bene, la sua vista è peggiorata ultimamente, e, prima che lui decida di venirci a recuperare, me ne andrò lungo la spiaggia in direzione Roma. Gli altri mi reggeranno il gioco, per un po', mandandolo per i campi invece che lungo il bagnasciuga, io continuerò a camminare, sino a quando la spiaggia diventerà campo, il campo diventerà strada e la strada un posto dove fermarsi.
Così era stato pensato e così Gabriele, d’improvviso dopo dieci anni, se ne andò.