Entro ed esco dal casino


Una (?) vita BorderLine

Un poeta di nome Alfredo

00:46, 06/26,2008

Si fermò sul limitare di una vigna. Una vigna al livello del mare...più ci pensava e più gli pareva strano, ‘come se la caveranno con la salsedine?’ non diceva. Proprio mentre era perso, fuggiasco dei pensieri oltre che della ‘Casa’, lo vide Alfredo, Alfredo va immaginato così: un omone che assomiglia ad un gigantesco cubo, un cubo con i baffi, più lo guardi e più ti aspetti che invece di camminare ruoti. C'è anche, chi, da sempre, cerca di contare i bottoni per riconoscere le facce. Alfredo.
Alfredo è un poeta. Poeta sconosciuto ed inconoscibile. Nel paese è noto per le sue bestemmie creative, pare che in un giorno di grazia sia riuscito ad abbinare alla divinità tutti e tre i regni: animale, vegetale e minerale, in un sol colpo. Nessuno conosce le sue poesie, le compone da ubriaco o, a volte, quando il cuore gli diventa troppo pesante. Alfredo Guarda Gabriele, Gabriele guarda Alfredo. E Alfredo ... bofonchia un’imprecazione.

 (Continua)


 

Uscita di sicurezza

23:57, 06/04,2008

 

Sarebbe bello se ci fosse qualcuno ad aspettarlo

22:51, 05/26,2008

- Potete scendere, le regole le conoscete: Ci fidiamo di Voi! Non allontanatevi troppo, alle quattro dovete essere tutti qui.

Aveva sempre funzionato, nessun problema con questi, non sono i furiosi.
Ognuno di noi, sì, noi infermieri compresi, è alla ‘casa’ perché qualcosa, dentro, si è rotto. Le cose sarebbero potute andare diversamente, non c’è molta differenza, loro sono ‘quasi’ normali, a volte, più normali degli altri, più normali di me.
Gabriele, ad esempio, ha occhi profondi, affetti ed azioni coerenti. Semplicemente Gabriele non parla, ma non posso essere certo che non abbia ragione lui, visto che pare a tutti evidente come questa sia una sua libera scelta. 
Nessuna reazione traumatica o cose simili, ma cosa ne posso sapere, io, che in fondo sono solo un infermiere di nome Ermete. Queste cose non sono tenuto a conoscerle, ma, nonostante ciò, sono convinto che il silenzio sia una sua scelta.

- Ermete, non ho intenzione di tornare oggi, perdonami amico, tu sei una brava persona, io non più.

 (Continua)


 

Ginestre e Papaveri

15:17, 05/17,2008

Ginestre e Papaveri Rossi scorrono come macchie al di là del finestrino.
Giallo, niente, verde, niente ed infine Rosso.
Uno potrebbe anche non parlare mai, uno potrebbe, semplicemente, restare lì a guardare e non sarebbe neanche poi troppo strano. Forse per quello li accompagnano in giro.
Invece, quello che lui pensa e non dice è questo:
Io vorrei parlare di Brontolo, cioè, dell’idea di Brontolo, di quello che c’è dietro.
Bisogna immaginare per bene la situazione. Tu sei lì, e la tua vita non è poi malaccio, sì: lavori in miniera tutto il santo giorno, ti spacchi in quattro dalla fatica, ma, nonostante questo, tiri avanti, hai un tetto sulla testa e la mattina trovi la forza di canticchiare.
Il mondo di Brontolo non è un mondo tanto lontano.
Poi un giorno succede qualcosa e la tua vita cambia. E tu non puoi farci nulla, il cambiamento ti è capitato addosso, anche se non lo volevi, per di più tutti quelli che ti stanno intorno sembrano felici di questo cambiamento.. e tu? Nessuno ti ha neppure chiesto se fossi d’accordo.
Ed allora che faccia fai?

 (Continua)


 

> |

13:04, 05/15,2008

Il segreto è nella linea.                                                                                                                                    Non quella promessa dai produttori di alimenti dietetici; non quella che preghi sia libera quando hai bisogno di parlare urgentemente con qualcuno.

Il segreto è nella linea di demarcazione.

Le ragioni dello spostamento possono essere tante, può essere la semplice curiosità di vedere come si sta di là, il desiderio impellente di cambiamento, o magari la dolente constatazione che qui non c'è abbastanza spazio. Quando si decide di oltrepassare il limite, non è l'intensità delle cause che garantisce l'arrivo dall'altra parte. Non nel mio caso, almeno. Perché per quanto la velocità di spostamento sia sostenuta, manca la certezza di quello che mi aspetta: anche quando la destinazione è un posto già conosciuto, so che quella che ci sta tornando non può mai essere la stessa persona che c'era stata prima. Spiazzata da questa consapevolezza, la mente si affanna nell’inutile tentativo di comporre tutti gli scenari plausibili di come potrà essere stare di là, per sedare l’ansia e prevenire l’impatto.

E allora mentre sei già in movimento, per quanto sia forte la spinta iniziale e veloce lo spostamento, tra tutti gli scenari possibili ce ne sarà sicuramente almeno uno che ti farà dubitare di non farcela. Quando i tuoi pensieri ne prenderanno la forma, basterà un attimo per fermarsi e voltarsi, mentre stai passando sopra quella zona che non è già più "qui" ma non è ancora "là", mentre "eri" ma ancora non "sei". E' in quella precisa fase che entra in gioco lei, la linea.

Il trucco è farla talmente sottile, che, immerso in tutti quei pensieri, senza neanche accorgertene, sei già di là.