Equilibrio
Sono le undici passate quando il suono lontano ma insistente di una sveglia sicuramente dimenticata dal proprietario che si trova diversi chilometri al sicuro da lei pone fine ad uno dei suoi soliti inquietanti e indescrivibili sogni. Agnese apre furtiva un occhio, poi l'altro...le righe tratteggiate disegnate sul muro dalla luce che filtra dalla serranda svelano che l'alba è già passata da un pezzo; l'orecchio per un attimo la fa dubitare, il silenzio è troppo intenso, ma sì, è un giorno di festa, è giusto e normale che sia così.
Alzandosi assapora il gusto di questo scampolo di libertà; scarta con leggerezza tutte le cose che di solito le rendono difficile iniziare la giornata: le borse e i vestiti sporchi a terra, i piatti della sera prima ancora nel lavandino e quel maledetto ciuffo ribelle. In mezz'ora è già fuori casa e poi sull'autobus trattenendosi a stento dal battere coi piedi il ritmo che pulsa nei suoi auricolari.
Agnese cammina leggera sui ciottoli, in mezzo a quelle pietre così antiche è facile sentirsi ancora irrimediabilmente giovane e lanciata a passo svelto nella vita, senza timori, senza incertezze, senza bisogno di nessuno.
Io mi basto, io so cosa voglio o almeno so riconoscerlo quando lo vedo, io so sopravvivere al quotidiano e a me stessa, nonostante tutto. Questo pensa osservando con la coda dell'occhio la sua immagine riflessa sulle vetrine, notando senza darlo a vedere gli sguardi che ogni tanto le cadono addosso.
Si ricorda ad un tratto di non aver fatto colazione, entra nella prima pizzeria al taglio che incontra per la strada, è minuscola e non troppo attraente, ma l'importante è mettere qualcosa nello stomaco, qualcosa che la sostenga in questa sua marcia senza meta e senza ragione. Così afferra il suo pacchetto, sfila un guanto con i denti per liberare la mano e cercare gli spiccioli, ma i movimenti sono come sempre frettolosi e impacciati e il guanto in un attimo è a terra. Agnese fa per chinarsi ma un'altra mano è più svelta della sua, un po' stupita segue con lo sguardo la linea del braccio per risalire al suo proprietario: i suoi occhi incrociano un sorriso e poi altri due occhi che sì, sorridono anche loro e così anche lei come contagiata. Mormora un grazie si volta ed è di nuovo sulla strada, senza neanche aspettare di sentire la risposta al suo mormorio.
Cammina Agnese, morde la sua focaccia fumante godendone il sapore e le energie ritrovate, pensa soddisfatta alla sua capacità di apprezzare le piccole cose, non è facile con la vita che fa, con l'affanno e la stanchezza che non la lasciano mai, ma lei ce la farà, mai come adesso sente di essere capace di badare a se stessa.
Cammina Agnese, e osserva avida quello che le scorre a fianco, quando ad un tratto le sembra di perdere l'equilibrio, vacilla cercando un sostegno, le scappa un sorriso che subito ne ricorda un altro e quel pensiero è come un abbraccio che sorregge. Agnese ritrova l'equilibrio, si gira sui suoi passi e fa ritorno verso casa. Immagina il momento in cui si toglierà cappello cappotto e guanti e chiuderà gli occhi lasciandosi cadere sul letto, sa già che quel pensiero forse tornerà e lei non avrà nessuna voglia di mandarlo via.
