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  <title>Entro ed esco dal casino</title>
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  <pubDate>Wed, 01 Jul 2009 10:43:44 +0200</pubDate>
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   <title>Lucia e me</title>
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    &lt;em&gt;Io amo giocare con le parole.&lt;br /&gt;Quelle che mi piacciono le afferro al volo, le riascolto, le riscrivo, a volte le smonto, persino, prendo i pezzi e li mescolo ma poi le riaggiusto e le lascio andare tanto lo so che prima o poi torneranno e giocheremo di nuovo insieme.&lt;br /&gt;Alcune mi seguono anche se non mi va, non mi dicono niente, non mi servono: quelle le scaccio, nemmeno le ascolto e se lo faccio le dimentico in fretta.&lt;br /&gt;Ma ora ce n&amp;#39;&amp;egrave; una che mi assilla da un po&amp;#39; e proprio non vuole lasciarmi in pace. La prima volta &amp;egrave; arrivata come un fulmine, cos&amp;igrave; improvvisa e abbagliante da farmi vacillare, cos&amp;igrave; scottante da rimanere impressa in un secondo. Non sei un bel gioco, ho pensato di lei, non voglio ricordarti. Per&amp;ograve; i giorni passano e lei &amp;egrave; ancora l&amp;igrave;. Mi segue petulante, mi tiene sveglio e mi chiede di giocare anche con lei. Non serve chiudere gli occhi, non serve tapparsi le orecchie: lei &amp;egrave; paziente e rimane a fissarmi, ad aspettare che io mi distragga per cogliermi di sorpresa e spaventarmi ancora.&lt;br /&gt;Ma stanotte ho deciso. Le dir&amp;ograve;: va bene, non mi piaci ma giocher&amp;ograve; con te. Prender&amp;ograve; fiato, la aspetter&amp;ograve;, la ascolter&amp;ograve;, la legger&amp;ograve;, la scriver&amp;ograve;, la smonter&amp;ograve; pezzo per pezzo e poi la masticher&amp;ograve; per bene cos&amp;igrave; quando alla fine la sputer&amp;ograve; non sar&amp;agrave; pi&amp;ugrave; lei, mai pi&amp;ugrave; e io la guarder&amp;ograve; e non ne avr&amp;ograve; paura e magari un giorno la sapr&amp;ograve; dimenticare.&lt;/em&gt;
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      <dc:creator>radiant</dc:creator>
      
    <category>Come un gioco</category>
         <pubDate>Wed, 01 Jul 2009 02:30:14 +0200</pubDate>
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   <title>Dove sono finito?</title>
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      <dc:creator>plasson</dc:creator>
      
    <category>Il matto</category>
         <pubDate>Tue, 27 Jan 2009 23:31:04 +0100</pubDate>
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   <title>Equilibrio</title>
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    &lt;div style=&quot;text-align: left&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: left&quot;&gt;&lt;p style=&quot;margin: 0px; font-family: &#039;Times New Roman&#039;; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 18px; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small&quot;&gt;Sono le undici passate quando il suono lontano ma insistente di una sveglia sicuramente dimenticata dal proprietario che si trova diversi chilometri al sicuro da lei pone fine ad uno dei suoi soliti inquietanti e indescrivibili sogni. Agnese apre furtiva un occhio, poi l&amp;#39;altro...le righe tratteggiate disegnate sul muro dalla luce che filtra dalla serranda svelano che l&amp;#39;alba &amp;egrave; gi&amp;agrave; passata da un pezzo; l&amp;#39;orecchio per un attimo la fa dubitare, il silenzio &amp;egrave; troppo intenso, ma s&amp;igrave;, &amp;egrave; un giorno di festa, &amp;egrave; giusto e normale che sia cos&amp;igrave;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin: 0px; font-family: &#039;Times New Roman&#039;; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 18px; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small&quot;&gt;Alzandosi assapora il gusto di questo scampolo di libert&amp;agrave;; scarta con leggerezza tutte le cose che di solito le rendono difficile iniziare la giornata: le borse e i vestiti sporchi a terra, i piatti della sera prima ancora nel lavandino e quel maledetto ciuffo ribelle.&amp;nbsp;In mezz&amp;#39;ora &amp;egrave; gi&amp;agrave; fuori casa e poi sull&amp;#39;autobus trattenendosi a stento dal battere coi piedi il ritmo che pulsa nei suoi auricolari.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin: 0px; font-family: &#039;Times New Roman&#039;; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 18px; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small&quot;&gt;Agnese cammina leggera sui ciottoli, in mezzo a quelle pietre cos&amp;igrave; antiche &amp;egrave; facile sentirsi ancora irrimediabilmente giovane e lanciata a passo svelto nella vita, senza timori, senza incertezze, senza bisogno di nessuno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin: 0px; font-family: &#039;Times New Roman&#039;; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 18px; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small&quot;&gt;Io mi basto, io so cosa voglio o almeno so riconoscerlo quando lo vedo, io so sopravvivere al quotidiano e a me stessa, nonostante tutto. Questo pensa osservando con la coda dell&amp;#39;occhio la sua immagine riflessa sulle vetrine, notando senza darlo a vedere gli sguardi che ogni tanto le cadono addosso.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin: 0px; font-family: &#039;Times New Roman&#039;; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 18px; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small&quot;&gt;Si ricorda ad un tratto di non aver fatto colazione, entra nella prima pizzeria al taglio che incontra per la strada, &amp;egrave; minuscola e non troppo attraente, ma l&amp;#39;importante &amp;egrave; mettere qualcosa nello stomaco, qualcosa che la sostenga in questa sua marcia senza meta e senza ragione. Cos&amp;igrave; afferra il suo pacchetto, sfila un guanto con i denti per liberare la mano e cercare gli spiccioli, ma i movimenti sono come sempre frettolosi e impacciati e il guanto in un attimo &amp;egrave; a terra. Agnese fa per chinarsi ma un&amp;#39;altra mano &amp;egrave;&amp;nbsp; pi&amp;ugrave; svelta della sua, un po&amp;#39; stupita segue con lo sguardo la linea del braccio per risalire al suo proprietario: i suoi occhi incrociano un sorriso e poi altri due occhi che s&amp;igrave;, sorridono anche loro e cos&amp;igrave; anche lei come contagiata. Mormora un grazie si volta ed &amp;egrave; di nuovo sulla strada, senza neanche aspettare di sentire la risposta al suo mormorio.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin: 0px; font-family: &#039;Times New Roman&#039;; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 18px; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small&quot;&gt;Cammina Agnese, morde la sua focaccia fumante godendone il sapore e le energie ritrovate, pensa soddisfatta alla sua capacit&amp;agrave; di apprezzare le piccole cose, non &amp;egrave; facile con la vita che fa, con l&amp;#39;affanno e la stanchezza che non la lasciano mai, ma lei ce la far&amp;agrave;, mai come adesso sente di essere capace di badare a se stessa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin: 0px; font-family: &#039;Times New Roman&#039;; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 18px; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small&quot;&gt;Cammina Agnese, e osserva avida quello che le scorre a fianco, quando ad un tratto le sembra di perdere l&amp;#39;equilibrio, vacilla cercando un sostegno,&amp;nbsp; le scappa un sorriso che subito ne ricorda un altro e quel pensiero &amp;egrave; come un abbraccio che sorregge. Agnese ritrova l&amp;#39;equilibrio, si gira sui suoi passi e fa ritorno verso casa. Immagina il momento in cui si toglier&amp;agrave; cappello cappotto&amp;nbsp; e guanti e chiuder&amp;agrave; gli occhi lasciandosi cadere sul letto, sa gi&amp;agrave; che quel pensiero forse torner&amp;agrave; e lei non avr&amp;agrave; nessuna voglia di mandarlo via.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;
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      <dc:creator>radiant</dc:creator>
      
    <category>Shhh</category>
         <pubDate>Fri, 26 Dec 2008 19:12:12 +0100</pubDate>
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   <title>Parole Crociate ai confini del Caos</title>
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    &lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;1 Verticale: &amp;quot;Celeberrimo Porco di 3 lettere&amp;quot;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;&lt;br /&gt;Ecco Alfredo ed ecco il suo trattore, l&amp;#39;attivit&amp;agrave; creativa nella quale si sta cimentando ad alta voce, &amp;egrave; ben conosciuta, anche in paese, con il nome Crucivemmione, un simpatico accozzarsi di due parole in una: Cruciverba e Bestemmione.&lt;br /&gt;Poco lontano Gabriele alza la testa, sorride, la scuote e si china nuovamente verso il grappolo che sta staccando, pi&amp;ugrave; passa il tempo e pi&amp;ugrave; gli sembra di capire in che cosa consista lo strano riconoscimento reciproco che lo ha portato a lavorare per Alfredo e che ha portato Alfredo a parlargli a cuore aperto, al di l&amp;agrave; delle bestemmie, come non &amp;egrave; solito fare mai.&lt;br /&gt;Sono due fuggiaschi, tecnicamente, almeno in questo momento, immobili.&lt;br /&gt;Entrambi fuggono da loro stessi, perch&amp;eacute; non sanno come affrontare ci&amp;ograve; che gli fa paura.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;img src=&quot;http://www.viamacrame2.it/blog/gallery/3/3025326991_849b419fa9.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;Underwater&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align=&quot;left&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;Ed allora, hanno elaborato 2 modi diversi ma simbiotici di salvezza: Alfredo si &amp;egrave; ritagliato il ruolo del burbero bestemmiatore e Gabriele quello del matto che non parla.&lt;br /&gt;Ma strade diverse li hanno portati qui, in questa vigna a ridosso del mare, consapevoli di tutto quello che c&amp;#39;&amp;egrave; davvero sotto i loro reciproci scudi posti a propria difesa.&lt;br /&gt;Sono al confine di una configurazione, questo bisogna capirlo. Sono al confine di una zona di caos, che li porter&amp;agrave; verso un&amp;#39;altra configurazione. Sono nel posto esatto, in cui il casino Crea.&lt;br /&gt;In cui il casino si organizza e prende la forma di un cambiamento.&lt;br /&gt;Questo cambiamento li porter&amp;agrave; lontani, ma va bene, qui, ora, adesso, sono fratelli, sono compagni, stanno vendemmiando e quel vino &amp;egrave; destinato a portarsi addosso il loro carattere, come una sorta di battesimo che non nasce dall&amp;#39;acqua ma dalla terra.&lt;br /&gt;Come un battesimo figlio del caos.&lt;br /&gt;Gabriele intanto ripassa: abbassare la temperatura! E&amp;#39; fondamentale in ogni passaggio del vino da uno stato ad un altro. Abbassare la temperatura comporta una maggiore resistenza consentendo un minore utilizzo dei solfiti.&lt;br /&gt;Abbassare la temperatura. Ragionare meglio. Prendersi tempo. Forse &amp;egrave; quello che ha fatto anche lui per 10 anni con questo silenzio. Ma alla fine di questa vendemmia non sar&amp;agrave; pi&amp;ugrave; necessario, si riprender&amp;agrave; le parole e la propria vita per portarla dove il rischio ha un nome di donna ed il futuro &amp;egrave;, quantomeno, un&amp;#39;ipotesi di felicit&amp;agrave;.&lt;br /&gt;Ripone il grappolo insieme agli altri, guarda Alfredo, Alfredo gli sorride di nascosto e poi continua ad inventare definizioni...&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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      <dc:creator>plasson</dc:creator>
      
    <category>Il matto</category>
      
    <category>La vigna</category>
         <pubDate>Mon, 08 Dec 2008 16:23:15 +0100</pubDate>
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   <title>Come Treni</title>
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    &lt;meta content=&quot;text/html; charset=utf-8&quot; http-equiv=&quot;Content-Type&quot; /&gt;&lt;meta content=&quot;Word.Document&quot; name=&quot;ProgId&quot; /&gt;&lt;meta content=&quot;Microsoft Word 11&quot; name=&quot;Generator&quot; /&gt;&lt;meta content=&quot;Microsoft Word 11&quot; name=&quot;Originator&quot; /&gt;&lt;link href=&quot;/D:%5CDOCUME%7E1%5CYARI%7E1.MAR%5CLOCALS%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml&quot; rel=&quot;File-List&quot; /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;&lt;span&gt;Corre, questo
treno corre, questo treno soccorre e soprattutto scorre, scorre via come acqua
volata da una cascata, come acqua che cancella per forza di frizione, come
una sorta di lenta violenza che non ha niente a che fare con la pulizia, una
cosa senza rimedio, ma finita, con una dimensione nello spazio (600 Km) e nel
tempo (7 ore, circa, una dimensione variabile: una variabile funzione di altre
variabili, pi&amp;ugrave; o meno vincolate).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;

&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;&lt;span&gt;E mentre il treno
fa quello che deve fare, scorrere, correre, soccorrere, io trovo il tempo per
pensare, trovo il tempo di ordinare in testa le parole, trovo il tempo per
farle suonare, stupendomene come se sentissi per la prima volta il ritornello
di un esercizio al pianoforte molto semplice o come il suono di una parola calda
&amp;hellip; come &lt;em&gt;Casa&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;Ritorno&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;&lt;span&gt;Ritrovo il tempo
di scrivere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.viamacrame2.it/blog/gallery/3/2868978080_3ffbfc5574.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;Corre scorre e soccorre&quot; width=&quot;403&quot; height=&quot;302&quot; /&gt;&lt;/div&gt; &lt;style&gt;&lt;/style&gt;&lt;style&gt;/* Style Definitions */
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&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;&lt;span&gt;Caro Ermete, &amp;egrave;
molto semplice.&lt;br /&gt;Io devo andare
via.&lt;br /&gt;L&amp;rsquo;ho capito oggi
su questo treno.&lt;br /&gt;L&amp;rsquo;ho capito
tornando da quella terra davanti al mare, che anche se &amp;egrave; lo stesso, non &amp;egrave; lo
stesso che noi pensiamo di conoscere. L&amp;rsquo;ho capito guardando facce piene di sole
e solchi, l&amp;rsquo;ho capito nei silenzi dei pescatori, l&amp;rsquo;ho capito nei fazzoletti portati da quelle donne asciutte.&lt;br /&gt;Ho capito che la
mia pazzia non ha niente di eroico, niente di speciale, la mia pazzia &amp;egrave;
inutile, inutile come un qualsiasi modo di vivere fatto metodo, non &amp;egrave; nient&amp;rsquo;altro che un
altro modo, forse solo un po&amp;rsquo; pi&amp;ugrave; codardo, di salvarsi, di proteggersi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;















&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;&lt;span&gt;Ed allora me ne
andr&amp;ograve; via.&lt;br /&gt;Lo far&amp;ograve; in un
giorno di sole, perch&amp;eacute; alla fine tu non possa dire che, in fondo, non &amp;egrave; stata
una bella giornata.&lt;br /&gt;Ti sono stato
amico, anche se forse tu non l&amp;rsquo;hai capito.&lt;br /&gt;Mi hai sempre
considerato un matto anomalo, un matto un po&amp;rsquo; speciale e, forse per questo, mi
parlavi come per confidarti, come se io solo potessi, grazie alla loro assenza, dare un giusto peso alle parole.&lt;br /&gt;Per questo ora ti
voglio dire che il mio andare via &amp;egrave; un &lt;strong&gt;&lt;em&gt;principio&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;So bene cosa fare
e, soprattutto chi cercare, &amp;egrave; il modo che mi manca, quel modo che potrei anche
non trovare mai, ma tu non preoccuparti, nel caso mi fermer&amp;ograve; da qualche parte,
nel caso semplicemente continuer&amp;ograve; a farmi capire senza usare le parole, come ho
fatto con te.&lt;br /&gt;Ti lascer&amp;ograve;,
quando sar&amp;agrave; il momento, questa lettera, ti cercher&amp;ograve;, prima di andare, con gli
occhi per dirti quello che &amp;egrave; giusto.&lt;br /&gt;Io la trover&amp;ograve;
Ermete. Questo lo devi sapere. Io le prender&amp;ograve; la mano nella mia e questo
semplice gesto far&amp;agrave; muovere, di nuovo, queste corde vocali oramai anchilosate,
bloccate, scientemente inutilizzate.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;









&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;&lt;span&gt;La trover&amp;ograve; e,
semplicemente, pronuncier&amp;ograve; il suo nome.&lt;br /&gt;Tu lo capisci
vero Ermete?&lt;br /&gt;Lo capisci qual &amp;egrave;
il potere di un nome?&lt;br /&gt;Lo sai cosa vuol
dire accettare questo potere e sottomettercisi?&lt;br /&gt;Addio, se puoi,
non mi cercare, alla fine di tutto questo andare, potrebbe ancora esserci dato
ancora del tempo per reincontrarci.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;E questo treno? Questo treno
continuer&amp;agrave; a correre, soccorrere e scorrere senza di me, senza di noi.
Continuer&amp;agrave; a salvare qualcuno, continuer&amp;agrave; a cullare altri, continuer&amp;agrave; a ferire e ad uccidere, continuer&amp;agrave; a
ricordare un viso o un gesto a chi ne avr&amp;agrave; bisogno anche solo un po&amp;rsquo;. Nell&amp;rsquo;intervallo
di tempo che gli sar&amp;agrave; assegnato e nello spazio che sar&amp;agrave; destinato a coprire per
sua natura.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: arial,helvetica,sans-serif&quot;&gt;Un po&amp;igrave; come noi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gabriele. &lt;/p&gt;
   </description>
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      <dc:creator>plasson</dc:creator>
      
    <category>Il matto</category>
         <pubDate>Wed, 08 Oct 2008 00:30:41 +0200</pubDate>
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     </item>
    <item>
   <title>Mute</title>
   <description>
    &lt;p&gt;&lt;em&gt;Entrare in casa chiudendosi la porta alle spalle &amp;egrave; pi&amp;ugrave; che mai un sollievo, oggi. Agnese ripensa al tragitto in ascensore (usare le scale non fa bene solo alle gambe, se ne &amp;egrave; appena resa conto), alle chiavi tenute strette in una mano, cos&amp;igrave; strette da averle lasciato il segno; &amp;egrave; stato uno sforzo disumano trattenersi dal farle cadere per tapparsi le orecchie, chiudere gli occhi e iniziare a scandire sillabe a casaccio per coprire l&amp;#39;inutile blaterare del suo vicino di casa, protrattosi con un ammirevole calcolo dei tempi da terra al quinto piano, senza soluzione di continuit&amp;agrave;. Oggi &amp;egrave; uno di quei giorni in cui avrebbe di gran lunga preferito quei proverbiali silenzi imbarazzanti, racchiusi tra &amp;quot;a che piano va?&amp;quot; e &amp;quot;arrivederci&amp;quot;; i suoi occhi stanchi avrebbero indugiato serenamente tra la punta delle sue scarpe, quelle del vicino, il suddetto mazzo di chiavi e un punto imprecisato oltre la parete dell&amp;#39;ascensore. Invece no. Appena entrata in casa si gira e appoggia la schiena alla porta; si lascia avvolgere dal senso di quiete ma dura solo un attimo perch&amp;eacute; immediatamente le sembra di sentire bussare: trattiene il respiro e pensa non ci sono per nessuno, ora proprio no. Non vale la pena nemmeno fermarsi a guardare dallo spioncino, non importa chi sia,non c&amp;#39;&amp;egrave; distinzione di sesso et&amp;agrave; religione, qualsiasi manifestazione fisica dell&amp;#39;essere umano si riduce in questo istante ad un tanto semplice quanto dannoso contenitore di parole; Agnese sa bene che i contenitori di parole sono gestibili solo se le parole sono ben fissate su un foglio. Ma si sa, i fogli non usano bussare alla porta. Agnese si sfila rapida le scarpe e scivola silenziosa verso la camera; togliersi la divisa &amp;egrave; un rituale tanto ripetuto quanto meraviglioso, ogni volta si stupisce a pensarsi prigioniera di quell&amp;#39;involucro cos&amp;igrave; disperatamente diverso dalla sua percezione di se stessa. Tutti quegli strati pesano, e non &amp;egrave; dovuto solo alla stoffa; ogni singola fibra &amp;egrave; imbevuta di voci, le parole sono come melassa, rimangono attaccate e non c&amp;#39;&amp;egrave; verso di farle scivolare via. Le pi&amp;ugrave; resistenti sono quelle che portano lamentele: purtroppo per Agnese, di solito sono anche le pi&amp;ugrave; numerose. Ogni strato tolto &amp;egrave; un sollievo: via la camicia, addio signora Di Giovanni; via la gonna, vada a farsi fottere, signor Bucci, e cos&amp;igrave; via.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;em&gt;Agnese si guarda allo specchio, finalmente libera, e si riconosce. Si avvia lentamente verso la doccia, lascia scorrere la tenda pi&amp;ugrave; piano che pu&amp;ograve; e sospira, stravolta. La sua mano &amp;egrave; sul rubinetto dell&amp;#39;acqua calda, mentre lo fa ruotare fa appena in tempo a sentire in lontanza un &amp;quot;Ma insomma signorina quante volte ancora dovr&amp;ograve; sollecitare....&amp;quot; quando il getto, violento e salvifico, parte a inondarle il capo ed &amp;egrave; insieme scrosciante e silenzioso. Per&amp;ograve;, - pensa - oggi ne avevo proprio fin sopra i capelli.&lt;/em&gt;
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      <dc:creator>radiant</dc:creator>
      
    <category>Shhh</category>
         <pubDate>Wed, 23 Jul 2008 15:56:57 +0200</pubDate>
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     </item>
    <item>
   <title>Un poeta di nome Alfredo</title>
   <description>
    &lt;p&gt;Si ferm&amp;ograve; sul limitare di una vigna. Una vigna al livello del mare...pi&amp;ugrave; ci pensava e pi&amp;ugrave; gli pareva strano, &amp;lsquo;&lt;em&gt;come se la caveranno con la salsedine?&lt;/em&gt;&amp;rsquo; non diceva. Proprio mentre era perso, fuggiasco dei pensieri oltre che della &amp;lsquo;&lt;strong&gt;Casa&lt;/strong&gt;&amp;rsquo;, lo vide Alfredo, Alfredo va immaginato cos&amp;igrave;: un omone che assomiglia ad un gigantesco cubo, un cubo con i baffi, pi&amp;ugrave; lo guardi e pi&amp;ugrave; ti aspetti che invece di camminare ruoti. C&amp;#39;&amp;egrave; anche, chi, da sempre, cerca di contare i bottoni per riconoscere le facce. Alfredo. &lt;br /&gt;Alfredo &amp;egrave; un poeta. Poeta sconosciuto ed inconoscibile. Nel paese &amp;egrave; noto per le sue bestemmie creative, pare che in un giorno di grazia sia riuscito ad abbinare alla divinit&amp;agrave; tutti e tre i regni: animale, vegetale e minerale, in un sol colpo. Nessuno conosce le sue poesie, le compone da ubriaco o, a volte, quando il cuore gli diventa troppo pesante. Alfredo Guarda Gabriele, Gabriele guarda Alfredo. E Alfredo ... bofonchia un&amp;rsquo;imprecazione. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Gabriele non dice niente. Ma ad un certo momento si piega e spezza un grappolo d&amp;#39;uva maturo in modo perfetto, come solo mani esperte sanno fare. Alfredo si zittisce e nella sua testa si compone un verso &amp;lsquo;&lt;em&gt;Si muove come imprigionato in una bolla di silenzio e le sue mani parlano per lui&lt;/em&gt;&amp;rsquo;.&lt;br /&gt;E&amp;#39; passata mezzo&amp;#39;ora e dopo un pippone fiume di Alfredo su quello che, come bracciante per la prossima vendemmia, potr&amp;agrave; fare e non fare, su dove potr&amp;agrave; dormire e cosa mangiare. Gabriele sorseggia un bicchiere di Rosso quasi frizzante con una strana sensazione addosso.&lt;br /&gt;Qualche giorno dopo Alfredo, seduto sulla tazza del cesso dar&amp;agrave; il meglio di se. Unendo la pi&amp;ugrave; profonda e naturale bestialit&amp;agrave; alla pi&amp;ugrave; alta ed angelica virt&amp;ugrave; componendo:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Voglio essere ricordato&lt;/em&gt; &amp;ndash; Annoter&amp;agrave; nella sua testa&lt;br /&gt;&lt;em&gt;ma non voglio essere ricordato da morto,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;a quel punto il ricordo non mi servir&amp;agrave; pi&amp;ugrave; e sar&amp;agrave;,&lt;br /&gt;naturalmente, destinato alla dissoluzione ed alla dimenticanza, nel peggiore dei casi, sar&amp;agrave; fonte di rimorso.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Voglio essere ricordato da vivo.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Vorrei che mi fossero date, ogni tanto almeno, a tradimento, tenerezza, carezze ed attenzione.&lt;br /&gt;Vorrei che qualcuno indugiasse oltre le mie apparenze.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Mi piacerebbe smetterla di fare il duro, piantarla anche con le bestemmie per una volta tanto, vorrei sedermi nuovamente di fronte a qualcuno, con un bicchiere del mio vino in mano, e sentirmi domandare con voce sincera, con consapevole preparazione al silenzio, con la capacit&amp;agrave; di scardinarmi: &amp;lsquo;Tu, come stai??&amp;rsquo;&lt;br /&gt;Dovremmo ricordare chi amiamo da vivi.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Dovremmo dare attenzione e tenere le mani a chi riteniamo lo meriti, prima che sia tardi.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Gabriele nel frattempo attraverser&amp;agrave; la vigna a passi svelti, si piegher&amp;agrave; su di una foglia come obbedendo ad un richiamo, far&amp;agrave; salire la coccinella Lella sul suo dito indice e poi la slancier&amp;agrave; verso l&amp;#39;alto, facendola volare.&lt;/p&gt;
   </description>
   <link>http://www.viamacrame2.it/blog/3_entro_ed_esco_dal_casino/archive/225_un_poeta_di_nome_alfredo.html</link>
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      <dc:creator>plasson</dc:creator>
      
    <category>Il matto</category>
      
    <category>Transito</category>
      
    <category>La vigna</category>
         <pubDate>Thu, 26 Jun 2008 00:46:39 +0200</pubDate>
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     </item>
    <item>
   <title>Uscita di sicurezza</title>
   <description>
    &lt;img src=&quot;http://www.viamacrame2.it/blog/gallery/3/emergency-exit_400x600.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;
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   <link>http://www.viamacrame2.it/blog/3_entro_ed_esco_dal_casino/archive/223_uscita_di_sicurezza.html</link>
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      <dc:creator>radiant</dc:creator>
      
    <category>Transito</category>
         <pubDate>Wed, 04 Jun 2008 23:57:12 +0200</pubDate>
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     </item>
    <item>
   <title>Sarebbe bello se ci fosse qualcuno ad aspettarlo</title>
   <description>
    &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;- &lt;em&gt;Potete
scendere, le regole le conoscete: Ci fidiamo di Voi! Non allontanatevi troppo,
alle quattro dovete essere tutti qui.&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Aveva sempre
funzionato, nessun problema con questi, non sono i furiosi. &lt;br /&gt;Ognuno di noi, s&amp;igrave;,&amp;nbsp;noi infermieri compresi, &amp;egrave; alla &amp;lsquo;casa&amp;rsquo; perch&amp;eacute; qualcosa, dentro, si &amp;egrave; rotto. Le
cose sarebbero potute andare diversamente, non c&amp;rsquo;&amp;egrave; molta differenza, loro sono
&amp;lsquo;quasi&amp;rsquo; normali, a volte, pi&amp;ugrave; normali degli altri, pi&amp;ugrave; normali di me. &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Gabriele, &lt;/span&gt;&lt;span&gt;ad
esempio, ha occhi profondi, affetti ed azioni coerenti. Semplicemente
Gabriele non parla, ma non posso essere certo che non abbia ragione lui, visto
che pare a tutti evidente come questa sia una sua libera scelta.&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Nessuna reazione traumatica o cose simili, ma
cosa ne posso sapere, io, che in fondo sono solo un infermiere di nome Ermete. Queste cose non sono
tenuto a conoscerle, ma, nonostante ci&amp;ograve;, sono convinto che il silenzio sia una
sua scelta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;- &lt;em&gt;Ermete, non ho
intenzione di tornare oggi, perdonami amico, tu sei una brava persona, io non pi&amp;ugrave;.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;

&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;em&gt;- Mi spiace molto
crearti dei casini, ma il fatto &amp;egrave; che non posso pi&amp;ugrave; aspettare, devo proprio
andare.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Questa sera,
quando alla fine, esausto, tornerai alla &amp;lsquo;casa&amp;rsquo; troverai una mia lettera nella
quale ho provato a spiegarti tutto, forse, leggendola, almeno tu, non mi
cercherai pi&amp;ugrave;.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;em&gt;Adesso guardami
negli occhi Ermete perch&amp;eacute; io ti sto salutando.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;La spiaggia &amp;egrave; di
sabbia nera, la spiaggia &amp;egrave; lunghissima, una striscia profonda un centinaio di metri tra campi coltivati,&amp;nbsp;resti di insediamenti etruschi ed il mare. Il mare. Il piano &amp;egrave; molto
semplice, porter&amp;ograve; il capannello di tutti gli altri un po&amp;#39; pi&amp;ugrave; lontano del
solito, fin dove Ermete non possa distinguerci bene, la sua vista &amp;egrave;
peggiorata ultimamente, e, prima che lui decida di venirci a recuperare, me ne
andr&amp;ograve; lungo la spiaggia in direzione Roma. Gli altri mi reggeranno il gioco,
per un po&amp;#39;, mandandolo per i campi invece che lungo il bagnasciuga, io
continuer&amp;ograve; a camminare, sino a quando la spiaggia diventer&amp;agrave; campo, il campo
diventer&amp;agrave; strada e la strada un posto dove fermarsi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;



&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Cos&amp;igrave; era stato
pensato e cos&amp;igrave; Gabriele, d&amp;rsquo;improvviso dopo dieci anni, se ne and&amp;ograve;.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
   </description>
   <link>http://www.viamacrame2.it/blog/3_entro_ed_esco_dal_casino/archive/218_sarebbe_bello_se_ci_fosse_qualcuno_ad_aspettarlo.html</link>
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      <dc:creator>plasson</dc:creator>
      
    <category>Il matto</category>
      
    <category>Transito</category>
         <pubDate>Mon, 26 May 2008 22:51:44 +0200</pubDate>
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     </item>
    <item>
   <title>La vera nobiltà</title>
   <description>
    &lt;p&gt;&lt;em&gt;Sono le due di notte mentre giro la chiave per chiudere bene il miocastello; pu&amp;ograve; non darne l&amp;#39;impressione perch&amp;eacute; &amp;egrave; un castello particolare,questo, senza torri o ponti o guardie, solo una porta e quattro tavoli e un bancone. Pu&amp;ograve; sembrare strano a chinon mi conosce ma ti posso giurare sui miei figli (non si giura mai suifigli) che io l&amp;igrave; dentro sono una vera regina. Decido chi entra e chino, chi mangia e quanto beve, quale musica ascolter&amp;agrave; e soprattutto ilsuo umore. Ti pare che esistano cose pi&amp;ugrave; importanti? Se c&amp;#39;&amp;egrave; qualcosa dicui puoi stare certo, te lo giuro sui miei figli (non si giura mai suifigli) &amp;egrave; che so gi&amp;agrave; che espressione avrai quando prenderai la porta ete ne andrai, ovviamente solo quando io decider&amp;ograve; che &amp;egrave; per te ora difarlo.&amp;nbsp; Mi dispiace non averti conosciuto prima, se no ti avreiinvitato stasera al mio compleanno, magari ci si stringeva un po&amp;#39; ma non&amp;egrave; un problema stare stretti nel mio piccolo regno. Tu che lavoro fai?Te lo chiedo ora perch&amp;eacute; devi sapere che quando verrai a trovarmi nonavr&amp;agrave; pi&amp;ugrave; alcuna importanza; dove comando io il tuo lavoro diventa soloun possibile soprannome perch&amp;eacute; l&amp;igrave; il tuo titolo non ti dar&amp;agrave; niente dipi&amp;ugrave; o di meno di quanto avranno tutti gli altri presenti: i mieibicchieri pieni di vino, i miei sorrisi e le mie storie. Ah, devoavvertirti che non riceverai molti complimenti, no. Mi piace far starein allegria i miei sudditi e la mia qualit&amp;agrave; di sovrana incontrastata mipermette di farlo usando frasi diciamo, ecco, colorite: chi &amp;egrave; tantonobile da non scandalizzarsi a volte mi fa da spalla e riceve la miapi&amp;ugrave; somma benevolenza insieme a titoli di vario genere conditianch&amp;#39;essi di un pizzico di regale volgarit&amp;agrave;. Ho gi&amp;agrave; detto che decido iochi pu&amp;ograve; entrare: l&amp;#39;imbarazzo e la vergogna non sono ammessi! Dovreimettere fuori un cartello, ma rovinerei l&amp;#39;effetto sorpresa sui nuoviclienti nonch&amp;eacute; gran parte del mio personale divertimento. Da me ridonotutti e a maggior ragione dovr&amp;ograve; pure divertirmi io, che sono la regina,non ti pare? Pur avendo un discreto repertorio, ovviamente io conoscogi&amp;agrave; tutte le mie storie e allora vuoi sapere qual&amp;#39;&amp;egrave; per me la fonte ditanta ilarit&amp;agrave;? I volti di chi mi ascolta, soprattutto di chi lo fa perla prima volta. Da tempo ho imparato a leggere anche dietro le mascherepi&amp;ugrave; dure: nel susseguirsi delle espressioni che fanno da scenografia almio spettacolo, c&amp;#39;&amp;egrave; sempre un attimo preciso che sto ben attenta a nonfarmi sfuggire e che nei volti nuovi &amp;egrave; pi&amp;ugrave; facile da cogliere perch&amp;eacute; lereazioni sono esasperate dall&amp;#39;inesperienza; mentre regalmente offro lemie ruvide perle di saggezza e comicit&amp;agrave; popolare, la confusione si trasforma inincredulit&amp;agrave;, poi il sorriso si allarga e ecco che scoppiano le risate. Io allora facciouna breve pausa ed &amp;egrave; quello il momento preciso in cui riesco a vedere e farmia l&amp;#39;unica cosa di cui ancora non ho smesso di sentire il bisogno,dopo tutto quello che mi ha fin&amp;#39;ora riservato questa triste sorte daimmigrata abbandonata dal marito in terra straniera con tre figli(ricordati:non si giura sui figli). Questa cosa &amp;egrave; il rispetto; quandolo vedo lo afferro al volo e sto bene attenta a non farmelo scappare.Lo lascio in un angolo e a fine serata me lo riguardo appagata, poisistemo i tavoli ed esco, chiudendo bene la porta per non farloscappare pi&amp;ugrave;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
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   <link>http://www.viamacrame2.it/blog/3_entro_ed_esco_dal_casino/archive/216_la_vera_nobilt.html</link>
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      <dc:creator>radiant</dc:creator>
      
    <category>La regina</category>
         <pubDate>Wed, 21 May 2008 15:37:33 +0200</pubDate>
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